Poligoni e servitù militari, Langella: «No a strumentalizzazioni, le responsabilità sono storiche»

Il responsabile provinciale di Futuro Nazionale replica al consigliere regionale Valdo Di Nolfo: «Esercitazioni anche con il centrosinistra, basta colpevolizzare solo la destra. Ora servono bonifiche e risposte sulla salute».

Il dibattito sulla presenza militare in Sardegna e sull’impatto delle esercitazioni torna al centro dello scontro politico locale. Con un intervento rivolto al consigliere regionale Valdo Di Nolfo, il responsabile provinciale di Futuro Nazionale, Gianfranco Langella, invita a superare le contrapposizioni ideologiche, richiamando l’attenzione sulla storicità della questione e sulla necessità di tutelare la salute pubblica e il territorio. Nel suo intervento, Langella respinge le accuse rivolte al Governo in carica, ricordando come la gestione dei poligoni e delle attività addestrative attraversi decenni di storia politica italiana, senza distinzione di colore politico.

«Il rispetto per la Sardegna si dimostra anche raccontando la storia intera», premette Langella. «Le esercitazioni militari nella nostra Isola si svolgono da decenni e sono proseguite sotto governi di diverso colore, compresi quelli di centrosinistra. Non sono nate con Giorgia Meloni e non è corretto attribuire all’attuale Esecutivo tutte le responsabilità di una situazione costruita e mantenuta nel corso degli anni». A supporto della sua tesi, l’esponente di Futuro Nazionale cita episodi del passato recente: «Anche nel 2015, con il centrosinistra al Governo, a Capo Teulada si svolgeva un’importante esercitazione internazionale come la Trident Juncture. E la possibilità per il ministro della Difesa di decidere sui programmi addestrativi in presenza del dissenso del CoMiPa è prevista dalla legge da molto prima dell’arrivo di Crosetto».

Pur difendendo l’operato dell’attuale maggioranza nazionale dalle critiche dell’opposizione, Langella precisa che il richiamo alla storia non vuole essere un modo per minimizzare le problematiche aperte. «Questo non significa che ogni decisione sia giusta o che le richieste della Sardegna possano essere trascurate», sottolinea. «Significa però che bisogna discutere con onestà, senza trasformare una questione storica in un’accusa esclusiva contro chi governa oggi».

Un passaggio centrale dell’intervento riguarda le conseguenze ambientali e sanitarie legate alle attività militari, con un riferimento esplicito ai lavori delle commissioni parlamentari d’inchiesta che negli anni hanno indagato sui rischi per la popolazione e per il personale impiegato. «Non possiamo dimenticare la drammatica questione dell’uranio impoverito, delle esposizioni a sostanze nocive e delle gravi malattie e morti sulle quali hanno indagato le commissioni parlamentari», dichiara Langella. «Dietro queste vicende ci sono persone, famiglie distrutte, sofferenze e richieste di verità che non possono essere liquidate con qualche frase di circostanza. Occorre accertare le esposizioni e le responsabilità, distinguendo quanto documentato da quanto ancora da chiarire, senza attribuire automaticamente all’uranio impoverito ogni patologia riscontrata nei poligoni sardi. Ma questa necessaria precisione non deve diventare un alibi per minimizzare la gravità del problema. La salute dei cittadini e dei militari viene prima di qualsiasi convenienza politica».

Infine, il rappresentante di Futuro Nazionale lancia un appello per un’azione congiunta a tutela dell’Isola, chiedendo interventi concreti e verificabili sul piano delle bonifiche e del monitoraggio ambientale. «Se vogliamo parlare di responsabilità, allora guardiamo a tutti gli anni nei quali queste attività sono state autorizzate, alle precauzioni adottate o mancate, ai controlli effettuati e alle risposte che ancora attendiamo», conclude Langella. «Nessuno può cancellare il passato per concentrare ogni colpa sull’ultimo Governo, solo per partito preso. Chiediamo bonifiche, monitoraggi indipendenti, trasparenza e garanzie concrete. Su questo sono disponibile a costruire un confronto e un lavoro comune. La Sardegna merita rispetto sempre, qualunque sia il colore politico di chi governa, e merita soluzioni, non una memoria che cambia a seconda della convenienza».

14 Ottobre 2026