“Sanità nell’isola, è un calvario”

L’opinione di Uccio Piras

Non ha fine il calvario della sanità sarda. I pronto soccorso sono in costante affanno. La continuità assistenziale ha carenze insostenibili per le comunità dell’interno ed anche delle zone a vocazione turistica.

Bandi della medicina generale praticamente deserti ho sempre più cittadini privi dell’assistenza di base. Gli hub ospedalieri in sofferenza sempre maggiore con un crollo della qualità assistenziale sia per quanto riguarda l’ambito sanitario che quello dei servizi di supporto. Alcuni tra i più grandi distretti sociosanitari sono privi di una direzione stabile. In un tale contesto di disordine e confusione né la maggioranza né tantomeno la presidente assessora ad interim, paiono realmente preoccupati.

Anzi, continuano ad “imbandire” tavoli tecnici ed emanare proclami in cui affermano di avere finalmente avviato a soluzione i vari problemi, salvo poi essere duramente smentiti dalla realtà dei fatti, come nel caso dei pronto soccorso, dopo l’addio dei gettonisti.

E di tutta evidenza, al di là delle varie emergenze che vanno comunque affrontate che siamo di fronte ad un’amministrazione totalmente priva della capacità di progettare a medio e lungo termine.

E questo nonostante possa contare su atti di programmazione ereditati dalla precedente giunta. Poiché la chiave di volta per risolvere alcune delle maggiori criticità della nostra assistenza sanitaria e il potenziamento della medicina territoriale, mi permetto di portare all’attenzione del dibattito politico a una proposta che ritengo utile in tal senso.

Si dovrebbe elaborare un nuovo modello in cui il distretto divenga il fulcro della nuova medicina del territorio. Comunque la letteratura sull’argomento ha dimostrato infatti che in distretti più piccoli è più facile l’integrazione tra i vari servizi ed enti proposti all’assistenza.

Inoltre, aumenta di molto la capacità di esercitare tutte le prerogative distrettuali come: la stratificazione dei bisogni, la committenza e di conseguenza la produzione delle prestazioni sociosanitarie.

Il fatto che il distretto non sia inserito nell’allegato 2 del DM 77, crea però un problema di mancato riconoscimento del suo ruolo come coordinatore di tutte le strutture ed attività operanti nel suo ambito, come le COT, gli ospedali di comunità e le case di comunità.

È proprio a questo livello che entra in gioco la capacità della politica regionale di operare con lungimiranza assegnando al distretto il ruolo di coordinamento di tutta l’attività territoriale, sia in ambito sanitario che sociosanitario facendo così compiere il territorio quel salto di qualità da tutti auspicato.

Per completare questo disegno, andrebbero assegnate al distretto risorse proprie, come previsto dalle norme ed una direzione capace che non si limiti alla mera gestione burocratica. La clausola dell’invarianza finanziaria non può più essere considerata un ostacolo per la nostra regione e di conseguenza non ci sono più scusanti per la Giunta dopo metà legislatura se non quella di una assoluta mancanza di prospettiva che però suona ormai come una condanna senza appello.

Ad Maiora

Uccio Piras

2 Agosto 2026