Arte di strada, Conoci: «Testo iper-regolamentato, la cultura non si promuove con i divieti»
L'ex sindaco interviene sulla bozza in commissione: «Oltre sessanta limitazioni tra registrazioni e orari rigidi. Il Consiglio comunale modifichi il testo nel segno del buon senso».
Il dibattito sul nuovo regolamento per la disciplina delle arti di strada ad Alghero, attualmente al vaglio delle Commissioni consiliari competenti, si arricchisce di un nuovo intervento politico. A prendere la parola è l’ex sindaco della città, Mario Conoci, che contesta apertamente la struttura del documento in discussione, definendolo eccessivamente burocratico e restrittivo nei confronti delle espressioni artistiche nello spazio pubblico. L’ex primo cittadino sposta la riflessione dal piano locale a quello della visione amministrativa generale, evidenziando quella che ritiene essere una forte discrepanza tra le finalità dichiarate nel testo e le prescrizioni pratiche in esso contenute.
Conoci spiega di aver approfondito il testo spinto dalla comunicazione istituzionale diffusa online dalla maggioranza, rilevando una forte contraddizione tra le premesse ideali e l’articolato normativo: «Mi ha incuriosito il video del consigliere comunale Marco Colledanchise che informa puntualmente i cittadini sull’attività delle commissioni consiliari — premette l’ex sindaco Mario Conoci —. È un’iniziativa che considero positiva, perché consente di conoscere i provvedimenti prima della loro approvazione e di aprire un confronto pubblico. Proprio il riferimento al regolamento sulle arti di strada mi ha spinto a leggerne il contenuto. Pensavo di trovare poche regole di buon senso, sufficienti a garantire sicurezza, convivenza civile e rispetto degli spazi pubblici. Invece mi sono trovato davanti a un testo caratterizzato da un’evidente iper-regolamentazione. La contraddizione emerge già dall’articolo 1. Si richiamano la Costituzione, la libertà dell’arte, la promozione della cultura e l’impegno del Comune a favorire il libero esercizio delle arti di strada. Poi, però, il resto del regolamento è quasi interamente dedicato a divieti, obblighi e limitazioni: oltre cinquanta prescrizioni, che diventano più di sessanta se considerate singolarmente».
Secondo l’analisi dell’ex sindaco, l’introduzione di procedure rigide rischia di snaturare l’essenza stessa delle esibizioni all’aperto: «Registrazione preventiva, prenotazione delle postazioni, fasce orarie rigidamente stabilite, limiti di permanenza, obbligo di spostarsi, distanze minime da rispettare, divieti di amplificazione, controlli e ampi poteri di intervento della Polizia Locale. Tutto questo per disciplinare un’attività che, per sua natura, vive di libertà, spontaneità ed estemporaneità. Il punto, però, va ben oltre questo regolamento. È il riflesso di una precisa cultura amministrativa: quella che ritiene necessario regolamentare ogni aspetto della vita dei cittadini, sostituendo la fiducia con la burocrazia e moltiplicando adempimenti e controlli anche dove basterebbero poche regole chiare e proporzionate».
Nella parte centrale del suo intervento, Conoci declina la sua critica in chiave prettamente politica, ironizzando sull’approccio ideologico che, a suo avviso, starebbe guidando l’azione della coalizione di centrosinistra al governo della città: «A un certo punto mi è venuto spontaneo pensare: ‘Fate qualcosa di sinistra’, cioè semplificate la vita delle persone. Poi mi sono corretto. A pensarci bene, questo regolamento è perfettamente coerente con una certa idea della sinistra: quella secondo cui, se esiste un’attività, bisogna controllarla e disciplinarla; se c’è un problema, serve un regolamento; se il regolamento non basta, se ne aggiungono altri dieci. Alla fine, perfino un artista di strada rischia di dover dimostrare più competenze amministrative che artistiche».
In conclusione, la nota si chiude con un appello formale rivolto ai componenti dell’assemblea civica affinché vengano apportate profonde modifiche alla bozza prima del voto definitivo in aula: «Io continuo a pensare che il compito di qualsiasi pubblica amministrazione sia un altro: creare le condizioni perché cittadini, associazioni e artisti possano esprimersi liberamente, intervenendo solo quando è davvero necessario per garantire sicurezza, decoro e convivenza civile. Per questo mi auguro che il Consiglio comunale riveda profondamente questo testo, riportandolo allo spirito dell’articolo 1. Perché la cultura non si promuove costruendo una gabbia di divieti, ma con regole semplici, equilibrate e rispettose della libertà… e con il buon senso!».

















