Alghero rilancia la sfida culturale: il 25 aprile come punto di partenza

In aula la proposta di Gabriella Esposito per la candidatura a Capitale Italiana della Cultura. Nel pensiero dell’assessore Daga, memoria e futuro si intrecciano in una visione di città viva tutto l’anno

Il 25 aprile non è soltanto una data da commemorare, ma un passaggio che interroga il presente. In un Paese dove la memoria rischia talvolta di trasformarsi in rito, il senso più autentico della Liberazione torna a misurarsi con le scelte concrete delle comunità. È in questo solco che si inserisce anche il dibattito politico locale, dove cultura e visione urbana diventano strumenti per ridefinire identità e prospettive.

Ad Alghero, nella seduta di ieri, la proposta avanzata in aula da Gabriella Esposito rilancia un tema che va oltre l’ambizione simbolica: la candidatura della città a Capitale Italiana della Cultura come leva di sviluppo, coesione e progettualità. Un’iniziativa che chiama in causa non solo le istituzioni, ma l’intero tessuto cittadino, invitato a interrogarsi su quale idea di comunità intenda costruire.

Di seguito, il testo integrale del pensiero dell’assessore Daga:

Il 25 aprile è un promemoria duro, scomodo, che ogni generazione dovrebbe rileggere senza sconti: la libertà non è mai acquisita, è una costruzione continua, collettiva, spesso faticosa.

La memoria serve solo se diventa responsabilità quotidiana, altrimenti è liturgia.

E allora la domanda vera è, cosa ce ne facciamo oggi di quella libertà?

Ad Alghero questa domanda ha una risposta concreta nella proposta rilanciata da Gabriella Esposito a nome di tutto il Partito Democratico, sulla candidatura di Alghero a “Capitale Italiana della Cultura”.

È un atto politico nel senso più alto: rimettere al centro la città come spazio di confronto, identità e visione condivisa.

Perché diciamolo chiaramente: la cultura non è un concertone, non è un cartellone di eventi, non è la fotografia di Capo Caccia.

La cultura è come una comunità decide di stare insieme.

Alghero vuole ambire a questo titolo, e deve smettere di pensarsi come una città stagionale e iniziare a comportarsi come una città che produce relazioni, conoscenza, identità vivida, tutto l’anno.

È qui che entra il lavoro politico vero.

Il gruppo consiliare del Partito Democratico, con tutte le sue sensibilità, oggi propone una cosa che non è scontata, che tiene aperto lo spazio del confronto, e da la rotta per la costruzione di un percorso, non con slogan ma con proposte serie.

E questo nel clima presente nel Paese, è già un atto di responsabilità democratica.

Perché è facile usare la parola “cultura” molto più difficile è costruire le condizioni perché una città diventi davvero un luogo che investe nei giovani, nella scuola, nello sport, nella ricerca, nelle produzioni, nell’ inclusione, tenendo insieme centro e periferie, con l’idea di evitare che tutto si riduca a mero consenso immediato.

Il 25 aprile ci ricorda una cosa semplice:

la democrazia non è un’eredità da celebrare, è un lavoro quotidiano che passa anche da sfide complesse come questa.

Dal coraggio di immaginare Alghero non per quello che è stata, ma per quello che può diventare.

Buon 25 aprile a tutta la comunità democratica.

25 Aprile 2026