Alghero, Serd via da via degli Orti: FdI chiede una casa definitiva
Dubbi sulla durata del trasferimento del servizio dipendenze. Il partito chiede alla Regione tempi certi e locali adeguati.
l trasloco del Serd di Alghero finisce al centro del dibattito politico. Il servizio per le dipendenze lascerà i locali storici del Distretto di via degli Orti per approdare negli spazi della guardia medica dell’Ospedale Marino. Un cambio di indirizzo dettato dai cantieri del PNRR, ma che per Fratelli d’Italia non può e non deve rappresentare un approdo finale.
Pur riconoscendo l’inevitabilità dello spostamento per consentire la riqualificazione delle strutture, gli esponenti locali di Fratelli d’Italia sottolineano come la nuova collocazione ospedaliera sia incompatibile con la natura stessa di un servizio socio-sanitario così delicato. Il timore, espresso chiaramente in una nota, è che la classica “soluzione provvisoria” si trasformi nel tempo in un assetto permanente, contravvenendo alle reali necessità della sanità territoriale.
La convivenza del Serd all’interno del Distretto di via degli Orti aveva già sollevato negli anni numerose polemiche, a causa di disagi e criticità che avevano coinvolto sia il personale sanitario che l’utenza degli altri uffici. Per questo motivo, il centrodestra chiede un cambio di passo rispetto al passato.
L’affondo politico si sposta poi verso Cagliari. Fratelli d’Italia chiama direttamente in causa i vertici regionali e, nello specifico, il consigliere regionale Valdo Di Nolfo. A lui viene chiesto un impegno concreto per individuare una sede definitiva e dignitosa, che sia esterna al contesto ospedaliero e in linea con le nuove direttive sull’assistenza di prossimità.
«Serve una scelta strutturale e responsabile — spiegano dal coordinamento cittadino del partito — che metta fine alla stagione dei rattoppi e risolva una volta per tutte i problemi segnalati più volte dagli operatori del settore».
L’obiettivo dichiarato è quello di garantire un presidio efficiente e rispettoso della comunità, evitando che le riforme sanitarie restino scritte solo sulla carta mentre i servizi vengono gestiti in regime di perenne precarietà.















