«Surigheddu e Mamuntanas alle imprese agricole locali»

Cooperative sociali e imprese agricole hanno fatto il punto sulle proposte in essere per il riutilizzo produttivo delle aziende di Surigheddu e Mamuntanas: «Chiediamo al sindaco di presentare le nostre richieste alla Giunta Pigliaru»

Si è tenuto venerdì 4 marzo, presso i locali della Cattedrale di Alghero, nella piazzetta antistante via S.Erasmo, un incontro organizzato dalla neo nata cooperativa sociale Ecotoni onlus che ha visto cooperative e imprese agricole del territorio fare il punto sulle proposte in essere per il riutilizzo produttivo delle aziende di Surigheddu e Mamuntanas. I rappresentanti della cooperativa Ecotoni, Antonio Mura e Chiara Rosnati, sottolineano la necessità di aprire un confronto con il Sindaco di Alghero e il Presidente della Giunta Regionale Francesco Pigliaru su diversi punti.

«Le aziende di Surigheddu e Mamuntanas, situate interamente nel territorio del Comune di Alghero e a tutti gli effetti da considerarsi terre pubbliche, vanno restituite (se non tutte almeno in parte) alla disponibilità delle imprese agricole locali, sulla base di concessioni pluriennali legate all’uso produttivo delle terre pubbliche. Sono un patrimonio ambientale, storico e culturale della comunità algherese» – è stato ribadito nel corso della riunione. «Esse rappresentano una importante risorsa per rilanciare il territorio sia sotto l’aspetto produttivo sia sotto l’aspetto occupazionale. Vanno perciò ascoltate e considerate, in linea prioritaria, tutte le proposte progettuali che il territorio di Alghero è in grado di esprimere».

«Tutto ciò a lato di progettualità faraoniche che hanno ripetutamente fallito, condannando quei territori all’abbandono e all’incuria. Nel tempo – è stato ricordato durante l’incontro- si sono alternati errori su errori, mentre attualmente avanza una economia di sfruttamento della terra per la produzione di biomasse da utilizzare a fini energetici. Una scelta di questo genere per Surigheddu e Mamuntanas sarebbe una sciagura nella sciagura».

«Va invece considerato – spiegano Antonio Mura e Chiara Rosnati –  che il riposo forzato di queste terre oggi può rappresentare un punto di vantaggio. Infatti, oltre ad essere per la maggior parte suoli molto fertili, sono naturalmente predisposti a coltivazioni biologiche, sempre più ricercate dal mercato alimentare. Di queste terre va salvaguardato l’aspetto naturalistico-ambientale, che estendentosi per più di 1.100 ettari rappresenta un importante sito della campagna algherese, con edifici storici e abitativi che risalgono ai primi del ‘900, un raro esempio di borgo agricolo che si è conservato sino ai nostri giorni».

«Inoltre – continuano – va considerato che in queste aziende, ormai da decenni, insiste l’attività di diversi pastori. Si parla di quasi 2000 capi ovini, oltre a mucche, cavalli e maiali. Questa attività ancora negli anni ’50 conviveva con quella agricola, per cui pensiamo che ogni futuro utilizzo delle aziende non possa prescindere da questa importante simbiosi. Rispetto ad altre zone agricole della Nurra, inoltre, le aziende di Surigheddu e Mamuntanas possono contare sulla disponibilità di un bacino artificiale della capacità di circa due milioni di metri cubi oltre alla rete di irrigazione gestita dal Consorzio di bonifica della Nurra».

«Tutto ciò  – è stato evidenziato – a fronte di una disoccupazione giovanile e femminile tra le più alte d’Europa, e con processi di inserimento di lavoratori svantaggiati praticamente assenti. Ragion per cui la disponibilità a fini produttivi e occupazionali delle aziende di Surigheddu e Mamuntanas deve rappresentare un primo e importante cambio di marcia, che metta insieme la risorsa pubblica e le migliori idee e volontà del territorio, per creare nuovi posti di lavoro».

«Intendiamo supportare le nostre richieste attraverso la costituzione di una Rete di imprese, agricole o affini, che siano in grado di garantire le professionalità più idonee allo sviluppo di una agricoltura di qualità – spiegano i rappresentanti di Ecotoni. Nel contempo crediamo in un avanzamento a piccoli passi, dove ogni progresso deve essere pianificato e ogni successo sarà il risultato di una collaborazione che esalta lo spirito del lavorare in rete».

E ancora: «In questo percorso, e per dare una dimensione sociale all’uso produttivo delle terre pubbliche, è significativo far incontrare le imprese locali con le cooperative sociali di tipo B, quelle vocate all’inserimento lavorativo di persone in condizione di svantaggio. Vogliamo che le ricadute economiche che derivano dal riavvio delle due aziende siano per tutti, e in questi tutti siano compresi anche quei lavoratori che per diverse ragioni tardano ad inserirsi nei processi produttivi, quando non ne sono addirittura esclusi con pregiudizio».

Durante la riunione si è parlato del Bando pubblicato con determina dirigenziale dell’assessorato regionale agli Enti Locali il 1 marzo e avente per oggetto: Avviso esplorativo volto a verificare l’interesse del mercato in merito alle aziende agricole di proprietà regionale site in comune di Alghero, località Surigheddu e Mamuntanas. «Riteniamo che questo sia l’ennesimo bando calato dall’alto, – hanno affermato Rosnati e Mura – perchè è mancato un confronto con le realtà imprenditoriali locali ma soprattutto perchè non si è tenuto conto che la auspicata vendita di quelle terre rappresenti un danno irreversibile per la nostra comunità. Trattandosi di terre pubbliche avremmo preferito che tale avviso esplorativo fosse sospeso in attesa di confronto, anche in considerazione del fatto che il Presidente Pigliaru era stato informato delle iniziative in corso ad Alghero, e in particolare del gruppo verso cui convergono alcune cooperative sociali».

«A questo punto, facendo presente la nostra preoccupazione per l’esito di un Avviso così strutturato, ci auguriamo che il Sindaco di Alghero si faccia parte attiva per rappresentare le nostre istanze, chiedendo alla Presidenza della Giunta di riservare una porzione dei terreni coltivabili alle richieste della Rete delle imprese locali, attraverso lo stralcio di una parte di queste terre dalla preannunciata vendita per conservarle come terre pubbliche, a disposizione delle esigenze economico-occupazionali del territorio» – concludono.

8 marzo 2016