Nuova tendenza: i Loot Boxes conosciamoli meglio

Il tema dei loot boxes, ed il loro acquisto all’interno dei videogame, rappresenta sicuramente uno dei temi più sensibili del momento, posto che si insinua l’idea che possano essere paragonati al gioco d’azzardo. Bisogna, indubbiamente, riflettere su questo argomento perché vi è stata una sorte di “insurrezione popolare”  concretizzatasi attorno alle micro transazioni del titolo Warner “L’Ombra della Guerra”, poiché apparentemente sembrerebbe che si voglia “sbilanciare” l’esperienza di gioco, rendendolo una specie di gioco d’azzardo: in pratica, con il sistema dei loot boxes si “costringerebbero” i giocatori a sborsare danaro reale per raggiungere “sempre qualcosa di più” e, sopratutto, per arrivare ad essere competitivi nei confronti degli avversari.

Questo pensiero così negativo, nei confronti di qualcosa che dovrebbe essere solo divertimento come un videogioco, ha veicolato una interrogazione alla Commissione Europea proprio relativamente ai loot boxes: tale interrogazione nasce dall’interesse suscitato in alcuni consumatori nei confronti di pratiche commerciali che si considerano dannose poiché incoraggiano comportamenti di dipendenza in bambini ed adulti particolarmente vulnerabili, coinvolgendo funzionalità dei videogiochi che possono essere accostate o ricondotte al gioco d’azzardo.

Per spiegarsi meglio, e dopo aver letto le notizie casino online offerte da Casinoguru.it, bisogna sottolineare che queste preoccupazioni riguardano espressamente i “loot boxes” del videogioco (bottini del gioco) che vengono acquisiti utilizzando danaro digitale, ma acquistati con danaro reale, che consentono ai giocatori di ricevere premi casuali. I premi non sono garantiti, e questo fa in modo che i giocatori vengano incoraggiati a sborsare sempre di più nel tentativo di metterli in sicurezza e, quindi, nel proseguire nel gioco: questo può tramutarsi in un circolo rapido, vizioso e pericoloso.

L’interrogazione alla Commissione Europea porta l’esempio di alcuni specifici giochi per bambini che sono progettati, senza ombra di dubbio, per stancare e sconfiggere i giocatori e, quindi, spingerli a cercare di raggiungere ricompense (loot boxes) in modo da poter progredire nel gioco che stanno affrontando. Ci si domanda se la Commissione sia informata riguardo questo “fenomeno”, se vi siano presenti già altre denunce simili e se esistano piani legislativi per far fronte a questa situazione al fine di poter garantire che tali eventi siano trattati come gioco d’azzardo e vietati, di conseguenza, per determinati gruppi di età e di quelli considerati particolarmente influenzabili e vulnerabili.

Bisogna anche dire, a parte questa interrogazione sottoposta alla Commissione Europea, che in molti si sono già espressi ed intervenuti sulla tematica dei loot boxes, domandandosi se si possano assimilare al gioco d’azzardo: questo “tirando persino in ballo” le società che si occupano di rating come il Peg o l’Esrb che si sono espresse in senso negativo, magari sbagliando. Se si considera il fenomeno dei loot boxes sotto un profilo psicologico, però, bisogna puntualizzare che il meccanismo che scatta quando ci si trova di fronte ad un loot box si può paragonare alla semplice scommessa.

Ma anche se si parla di semplice scommessa, in essa si può ravvisare il “principio” del gioco d’azzardo e trattandosi di tematica che riguarda i videogiochi, e di conseguenza prodotto indirizzato ai più giovani, il tutto va guardato con un occhio particolarmente attento e vanno effettuate valutazioni psicologiche a largo raggio: non si vuole certamente che i ragazzi, per giocare con qualche gioco preferito, vadano ad imbattersi con “l’inizio del gioco d’azzardo” che li può “indirizzare” verso derive pericolose e sotto un certo profilo ancora non proprio ben conosciute.

10 febbraio 2018