«Il Ministro degli interni e la riduzione dell’immigrazione clandestina»

L'opinione di Vittorio Guillot

In tutta sincerità mi piace l’azione svolta dal Ministro degli Interni per il contrasto degli scafisti e della immigrazione clandestina. Intanto ha ‘fatto fuori’ un bel po’ di ONG che, giratela come volete, speculavano sul ‘soccorso’ dei in mare. Alcune di queste ONG asserivano che non avrebbero potuto adeguarsi alle disposizioni italiane in fatto di controlli perché il loro statuto non prevedeva l’assoggettamento a disposizioni di sorta. Ciò è palesemente falso perché, anche quando operano in zone di guerra e per prestare aiuto ed assistenza sanitaria ai combattenti di entrambe le parti sono soggette al Diritto Umanitario Internazionale. Comunque la pretesa che qualcuno possa operare nel territorio di uno stato senza rispettarne le norme è di una arroganza assurda. A parte ciò, anche il sostegno che il nostro governo sta dando a quello libico di Seraj , per quanto debole e poco rappresentativo , ed alla sua pur fragile Guardia Costiera per il contrasto degli scafisti ed il controllo delle acque territoriali libiche sta andando nel verso giusto . Mi avrebbe fatto piacere che l’Italia non si fosse fatta soffiare da Macron il tentativo di mettere d’accordo il governo di Tripoli con Kalifa Haftar , ma questa è una faccenda che riguarda il capo del governo ed il ministro degli esteri più che quello degli interni. Mi pare che pure gli accordi con le tribù del Fezzan e con altri governi sub sahariani sia una buona iniziativa.

Infatti continuare a consentire l’immigrazione fuori controllo avrebbe significato favorire il criminale sfruttamento attuato sulla pelle dei ‘migranti’ da scafisti senza scrupoli e da speculatori italici e no. Avrebbe anche significato continuare a scaricare disordinatamente i problemi annessi e connessi sulle spalle dei comuni e delle frange più deboli del nostro popolo. Questo fatto ha già prodotto delle forti tensioni tra poveri ed ha accresciuto i problemi di sicurezza ma, sinceramente, non credo che avrebbe potuto costituire un pericolo per la nostra democrazia, che è messa in ginocchio dalla crisi del sistema partitocratico con conseguente crollo della pubblica Autorità e dall’aumento della corruzione e dell’affarismo che le fanno triste compagnia. Certo è che anche le misure adottate finora dal Ministro degli Interni, per quanto io le trovi giuste ed importanti, non possono costituire la definitiva soluzione del problema. Questa soluzione si trova certamente nella fine delle guerre e delle persecuzioni in atto in troppi Paesi africani ed asiatici. Che ci piaccia o no, la fine di queste situazioni tragiche, nei quali l’Italia non è certo uno dei maggiori soggetti, dipende da complessi interessi internazionali che ruotano attorno alle regioni sconvolte dalle guerre. Spero che il Padre Eterno illumini i capi dei tanti stati coinvolti. L’Italia può, invece, assumere un ruolo importante per aiutare i popoli da cui provengono i ‘migranti economici’. Si tratta di realizzare nei Paesi di origine più accettabili condizioni di vita e contrastare lo strozzinaggio del colonialismo delle multinazionali.

In questa ottica sarebbe ottimale pretendere che l’O.N.U., secondo quanto è previsto dalla sua stessa Carta, predisponga una sorta di Piano Marshall, ponga quei popoli sotto la sua tutela ed attui delle “amministrazioni fiduciarie” tese a realizzare i piani di sviluppo stabiliti secondo le reali necessità e potenzialità di quelle terre e non secondo illusorie e dannose teorie ed ideologie. Il nostro Governo, particolarmente interessato alla stabilizzazione di quelle aree dato che l’Italia è tra i Paesi maggiormente esposto alle massicce migrazioni, dovrebbe farsi parte decisamente attiva in questa iniziativa. In attesa che l’elefantiaca O.N.U. adotti le sue decisioni, l’Italia, meglio ancora se sostenuta dalla Unione Europea, potrebbe comunque avviare e finanziare la realizzazione di opere di capitale importanza per i Paesi più poveri. Ciò indubbiamente costerebbe un sacco di soldi ma il gioco varrebbe la candela e non è affatto escluso che potrebbe avere dei favorevoli ritorni economici anche per noi sia perché per quelle opere di sviluppo potrebbero impiegate imprese italiane, sia perché, aumentando il benessere di quelle popolazioni, potrebbero aumentare gli acquirenti dei nostri prodotti. D’altro canto si dovrebbero studiare dei sistemi di intervento che evitino, per quanto possibile, che i finanziamenti di quelle opere finiscano nelle mani di qualche tirannello e dei suoi lacchè ma siano impiegati per le opere da realizzare direttamente dagli organismi internazionali o, perlomeno, sotto il loro immediato controllo . Certo è che se non si riuscirà a risolvere il problema della miseria, i poveri del terzo mondo saranno spinti a cercare altre vie per arrivare in Europa e le troveranno. Teniamo anche presente che le masse di migranti potrebbero essere usate come arma di ricatto da parte dei governi, come quelli di Turchia ed Egitto, che oggi le bloccano grazie ai lucrosi finanziamenti che ricevono.

Ora che sono state ridotte enormemente le partenze dei clandestini dalla Libia resta il problema di arginare la diffusione sul nostro territorio nazionale degli oltre 50.000 che vi sono stati lasciati entrare disordinatamente e mandati allo sbaraglio senza essere stati neppure identificati e di chi, pur avendo ricevuto il “Decreto di Espulsione”, ne ha fatto carta igienica. Costoro, evidentemente, costituiscono un potenziale pericolo per la pubblica sicurezza e una fonte a cui attingere facilmente manodopera per il lavoro nero e la criminalità. Per il momento il Ministro degli Interni non ha ancora assunto delle particolari iniziative in merito ma non possiamo pretendere che risolva con un colpo di bacchetta magica i problemi creati in anni ed anni di ‘sgoverno’ del problema. Spero che questo affare sia correttamente affrontato e risolto anche dai governi che subentreranno. Attualmente resta sul tavolo il grave problema umanitario del loro forzato soggiorno dei migranti trattenuti in Libia e del loro ritorno nei Paesi di origine. Questo è un problema che non può lasciarci indifferenti anche perché sembra che il blocco delle partenze e le detenzioni siano gestiti dalle stesse inaffidabili bande che ne favorivano il transito ed il trasporto via mare. Bande che si sarebbero “convertite” all nuova “missione” a suon di milioni di euro. Certo non ho motivo di pensare che questi “signori” trattino oggi i migranti meglio o peggio di quando li ‘ospitavano’ nelle loro stamberghe e li caricavano in situazioni di assoluto pericolo su fatiscenti imbarcazioni o su schifosi gommoni con cui troppo spesso venivano mandati alla morte per annegamento.

Questa, però, non è una buona ragione per abbandonarli al loro destino. Indubbiamente questo è un problema internazionale che riguarda soprattutto la Agenzia per i Rifugiati e, più in generale, l’O.N.U, che potrebbe intervenire in Africa anche con una adeguata protezione militare per la gestione dei campi di ‘accoglienza e selezione’. L’Italia non potrebbe certo sottrarsi dalla partecipazione ad una simile operazione e mi pare, addirittura, che potrebbe intervenirvi fin da ora, se non da sola, almeno assieme alla Unione Europea e coinvolgendo le O.N.G. in quelle che sono le loro peculiari funzioni umanitarie. Niente vieta che, una volta fissati dei robusti paletti, l’Italia possa concordare con i Paesi di origine e di transito un piano delle emigrazioni che rispetti gli interessi reciproci e preveda l’integrazione dei nuovi arrivati attraverso l’elementare apprendimento della nostra lingua, della nostra Costituzione, dei nostri usi e costumi e l’inserimento nelle attività lavorative. Il Ministro degli Interni si sta muovendo in questo senso? Mi pare di sì e perciò, gli auguro ogni successo. Sopra tutto gli auguro che lo lascino fare sia i suoi compagni di partito e di governo che le potenti lobbyes finanziarie internazionali che il Vaticano.

 

 

 

 

 

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Vittorio Guillot, 13 settembre 2017