L’insostenibile amarezza dell’essere isolani (e isolati)

Viaggiare significa crescere e aprire la mente: ecco perché senza i voli low cost la Sardegna va incontro a un disastro culturale e sociale, non solo economico.

In Sardegna siamo isolani. E isolati, sempre di più. Soprattutto chi vive nel nord dell’isola. Ci eravamo abituati bene, con il nostro piccolo aeroporto Riviera del Corallo diventato nel giro di pochi anni uno scalo internazionale. Alghero negli ultimi 15 anni è stato collegato a destinazioni in tutta Europa. Voli low cost per Parigi, Barcellona, Londra, Monaco, Bruxelles, Madrid, solo per citarne alcuni. Tratte a prezzi modici, accessibili a tutti.

Ora le cose cambiano: da novembre l’aeroporto di Alghero avrà meno voli di quello di New York nella settimana dopo l’11 settembre. Si respira un’aria di sconforto, come se avessimo appena perso qualcosa d’importante. E l’abbiamo persa, eccome.

La cosa che più fa incazzare è che, quando si parla delle conseguenze della mancanza dei voli, si citi sempre e unicamente il danno al settore turistico.

Lecito, logico e importantissimo, naturalmente.

Ma fermiamoci un attimo a pensare all’enorme danno culturale e sociale che si sta facendo. Pensiamo ai giovani che non potranno più mettere la testa fuori dalla Sardegna, per esempio (almeno per 6 mesi l’anno).

I voli low cost hanno rappresentato una rivoluzione culturale. Hanno permesso a centinaia di migliaia di sardi provenienti da famiglie normali di mettere la testa fuori dall’isola, una o più volte. Viaggiare significa crescere, imparare, capire, confrontarsi con altre realtà e altre persone. Far nascere amicizie, collaborazioni, amori.

Aprire nuove porte, nuove speranze. E, soprattutto, aprire la mente.

La mia generazione ha visto in Ryanair l’elemento che ha permesso a tanti di fruire di qualcosa che prime era un privilegio di pochi: prendere un aereo, partire, scoprire il mondo.

Ryanair è stato il grimaldello per aprire quello scrigno chiamato Europa e capire come fosse fatto, e che cosa ci fosse dentro, chi ci vivesse e come ci si vivesse. Prima di Ryanair, prendere un volo era per molti una rarità. Oggi, è diventato essenziale. Se poi si parla dei residenti di un’isola, diventa vitale. Ora stiamo perdendo i voli low cost della compagnia irlandese e non si vedono seri Piani B. Questo, per un’isola, significa perdere tutto.

I giovani avranno un motivo in più per partire (seguendo un trend attualissimo) e chi sta già fuori avrà un motivo in più per non tornare. Chi vorrà studiare in un contesto internazionale dovrà fare più sacrifici, e non tutte le famiglie potranno permetterselo. Chi vorrà fare impresa qui avrà più difficoltà, così come chi penserà di investire sull’isola.

Stiamo perdendo quel ponte che ci ha collegato con l’Europa, facendoci sentire davvero più europei, più internazionali e meno isolati.

I fatti prendono clamorosamente il posto delle parole, rendendole insignificanti. Abbiamo voglia a parlare di scambi europei e apertura mentale, se poi mancano gli aerei. Abbiamo voglia di parlare di Sardegna come isola dell’innovazione e della creatività, se poi mancano i mezzi per creare un contatto fisico tra le persone. Le idee vanno alimentate dalla contaminazione, dalla creazione di nuovi contatti, conoscenze ed esplorazioni.

Senza questi voli, tutto ciò sarà appannaggio solo di chi proviene dalle famiglia più ricche. Limitando tutti gli altri. Ecco perché, perdendo questi voli, stiamo subendo un enorme danno culturale e sociale, che influenzerà tantissimo la nostra crescita.

Sarà un inverno amaro, per tutti. E inevitabilmente, non potremo che chiederci: perché e come siamo arrivati a questo punto? Parliamone.

Claudio Simbula, Blogger, pubblicista, bipede.
Scrivo per Wired, Iosperiamoche.it, AlgheroEco, Blogamarì.
Leggo parecchio e credo in un mondo più umano.
www.iosperiamoche.it

Claudio Simbula, 11 ottobre 2016