Destinazione Tibet, il racconto di chi ha vinto il contest social

Sono stati tanti i partecipanti al contest social Destinazione Tibet, il concorso organizzato dall’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese Italiana in collaborazione con l’Ente del Turismo Cinese e con l’agenzia Isay (ISayWeb), ma i fortunati vincitori sono stati solo 2: Nello Ascione e Roberta Pisoni.

È stata una battaglia che si è svolta a suon di share e di like sui canali social dei tanti che vi hanno preso parte, e il motivo di una così diffusa partecipazione è facile capirlo.

Il premio messo in palio consisteva infatti in un viaggio per due persone per i due vincitori (quindi due vincitori più due accompagnatori per ognuno di loro per un totale di 4 persone), con volo A/R in Tibet e con pernottamento per 8 notti in formula all inclusive in strutture ricettive a 4 e 5 stelle.

Nello e Roberta hanno quindi condiviso la loro vincita con Alessia Cilvani ed Elena Boninsegna e, dietro la guida del responsabile di viaggio, Alex Zarfati, sono partiti alla volta della più affascinante regione della Cina nella giornata dello scorso 25 luglio.

Il viaggio in Tibet

Il viaggio messo in palio ha avuto inizio il 25 luglio, giorno in cui i 4 fortunati viaggiatori sono partiti alla volta di Xi’an. Il volo è stato provante, ben oltre 10 ore trascorse in aereo, ma l’arrivo non poteva essere dei migliori.

Dopo l’accoglienza nel primo degli hotel in cui sono stati ospitati, Nello, Alessia, Roberta, Elena e Alex hanno visitato l’imponente Esercito di Terracotta (parte del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO). Dopo questo primo “antipasto” di cultura e tradizione, nella giornata del 27 luglio, il gruppo dei fortunati viaggiatori è poi partito alla volta del Tibet, noto come il “tetto del mondo” per via dell’altitudine media, di oltre 4.900 metri, raggiunta da questa regione della Cina.

Obiettivo del viaggio messo in palio è proprio la scoperta del Tibet e non poteva essere fatto in modo migliore se non partendo dalla città più importante di questa regione, ossia Lhasa, l’aeroporto d’arrivo in Tibet con l’aereo preso da Xi’an.

Per visitare la città però che il gruppo ha dovuto aspettare i primi giorni d’agosto: dal 27 fino al 31 luglio le città toccate sono state Tsetang (per visitare il palazzo Yambulkang, il tempio Tradruk e il tempio di Samye), Gyantse (per visitare il Lago Yamdrok, il ghiacciaio di Karuola e il monastero di Palkhor Chode) e Shigatse  (per visitare Chorten di Kumbum e il monastero di Tashilunpo); mentre il 31 luglio Nello, Alessia, Roberta, Elena e Alex hanno raggiunto Lhasa e vi sono rimasti fino al 3 agosto, giorno in cui hanno poi preso l’aereo da Lhasa a Xi’an e da Xi’an fino a Roma.

Nei loro spostamenti le altitudini a cui sono saliti sono aumentate vertiginosamente, arrivando fino al di sotto dei ghiacciai posti a 5.100 metri d’altezza. La stessa città di Lhasa non è affatto bassa, con i suoi 3.400 metri d’altezza, ed è un importante snodo turistico poiché è da lì che partono poi le visite ai monasteri sovrastanti, ossia Sera e Drepung, e ad altri luoghi di interesse, come il tempio di Jokhang (e la famosa area posta in prossimità del Tempo, Barkhor Bazar), assieme ai palazzi Potala e Norbulingka.

Come hanno affrontato il viaggio in Tibet

Al di là delle tantissime bellezze uniche al mondo che hanno visitato, i fortunati viaggiatori hanno anche appreso un modo diverso di vivere, a partire dal cibo. Lo yak, o bue tibetano, è un animale diffusissimo nella regione, per cui Nello, Alessia, Roberta, Elena e Alex hanno provato i prodotti ricavati da questo mammifero in tutte le salse.

Dai ravioli di carne di yak, al latte di yak fino al burro di yak, il bue tibetano è il pasto che più si trova, sia nei ristoranti che sulle bancarelle dello street food tibetano. Inoltre, dato importantissimo, nelle borse dei viaggiatori non è mai mancata dell’acqua o delle felpe/giacche per coprirsi non solo dal sole (che a quelle altezze picchia forte), ma anche dalle forti escursioni termiche che interessano la zona nel passaggio dal giorno alla sera.

Piccolo aneddoto curioso: per la rarefazione dell’ossigeno dovuta all’alta quota, il passo durante le passeggiate è lento e misurato e, inoltre, nel primo giorno nessuno di loro ha potuto fare la doccia per evitare lo stordimento e il mal di montagna tipico delle elevate altitudini.

27 agosto 2018