Perché in Sardegna si vive di più

La Sardegna ha un primato importante: una vecchiaia lunga e sana, la regione italiana fino al mese di settebre 2017 poteva vantare l’uomo più vecchio d’Italia, Valerio Piroddi con i suoi 111 anni e 309 giorni, nell’attuale classifica della longevità degli anziani italiani il primo posto spetta a Giuseppina Projetto, nata alla Maddalena nel 1902. Nell’isola si registra un’elevata concentrazione di supercentenari, soprattutto di sesso maschile, che arriva a sfiorare addirittura i 500 soggetti. La Sardegna è una delle cinque regioni del mondo che fanno parte della cosiddetta zona blu (Blue Zone: in Giappone, nell’isola di Okinawa; in California, a Loma Linda; in Costa Rica, nella Penisola di Nicoya; nell’isola di Icaria, in Grecia), termine coniato dagli studiosi Gianni Pes e Michel Poulain per identificare una zona demografica e/o geografica del mondo dove le persone vivono più a lungo della media.
Non saranno certo felici le pompe funebri che lavorano in questa regione nel sapere che i due esperti hanno condotto uno studio demografico sulla longevità, i cui risultati sono stati pubblicati nel libro “Experimental Gerontolgy”, dove si evidenzia che la provincia di Nuoro è altamente popolata da centenari, mentre l’Ogliastra è stata identificata come l’area con la maggiore presenza di centenari maschi. Tra i fattori che favorirebbero una lunga anzianità nelle zone blu ci sono:

  • la costante e moderata attività fisica; la possibilità di vivere senza stress;
  • un regime alimentare caratterizzato dal consumo di legumi ed una media di cinque porzioni di carne al mese; concludere i pasti prima della sazietà;
  • consumare moderatamente vino; essere socialmente attivi e sentirsi utili; l’appartenenza ad una comunità religiosa; il sostegno della famiglia.

Un recente documentario trasmesso dalla Cnn ha evidenziato come il fenomeno della longevità sarda ha attratto l’interesse anche dell’informazione statunitense che ha analizzato i markers psicologici dell’invecchiamento sull’isola, studiati da un team di ricerca composto da Maria Pietronilla Penna, docente di Psicologia generale, Chiara Fastame e Paul Hitchcott, ricercatori del Dipartimento di Pedagogia, Psicologia, Filosofia dell’Università di Cagliari. I giornalisti della Cnn hanno sottolineato la centralità della rete sociale che circonda i centenari sardi che possono godere di un benessere psicologico che influenza positivamente la loro vita al punto da ritardare drasticamente la necessità di comprare un feretro.

Il ruolo della dieta

La longevità tipica dell’isola sarda rappresenta un fenomeno da esaminare per rintracciare gli elementi che concorrono a favorire questa condizione, per scongiurare eventuali malattie che causano la morte dell’anziano e garantire un’anzianità sana. Per perseguire un’età biologica di almeno 20 anni in meno rispetto a quella anagrafica, giocano un ruolo centrale nel processo di invecchiamento non solo i fattori genetici ma anche lo stile di vita, le abitudini alimentari, gli elementi legati all’ambiente. In Italia la terza età è in aumento, per questo motivo la comunità scientifica internazionale si pone come obiettivo quello di promuovere un invecchiamento soddisfacente, puntando sulla salute della mente e del corpo.

I ricercatori, esaminando lo stato di salute dei centenari sardi, hanno individuato un tipico microbiota che potrebbe essere responsabile della lunga vita: la flora intestinale è influenzata dall’ambiente alimentare in cui si vive ed incide sullo stato di salute dell’anziano. Nei centenari sardi è stata individuata la presenza significativa di un batterio buono: il genere Eubacterium limosum che dovrebbe essere implicato direttamente nella longevità umana. Il microbiota potrebbe dare in futuro delle risposte sul processo di invecchiamento e sulle patologie correlate all’età, quindi alcuni elementi nutrizionali alla base della dieta mediterranea potrebbero garantire una salute migliore nell’anziano.

Per quanto riguarda il regime alimentare dei centenari sardi, il portale feretro.it ha condotto uno studio molto particolare, a conclusione del quale è stato individuato un alimento immancabile sulle tavole dei cittadini sardi, sia a pranzo che a cena: il pecorino sardo.
Una condizione affine è stata raggiunta anche dal ricercatore dell’università di Sassari, Luca Deiana che ha indagato sui ratti, dimostrando come i formaggi pecorini possono allungare la vita. Tra gli altri alimenti tipici delle piccole comunità della Sardegna, che sembrerebbero allungare l’appuntamento con la bara, ci sono:

  • la ricotta locale,
  • il Casu Axedu (formaggio acido),
  • il vino,
  • l’olio locale,
  • il pane,
  • le carni fresche ed insaccate non trattate con alcuna sostanza xenobiotica.

Alcune curiosità

Nei desideri di qualche anziano dell’isola figura la volontà di conquistare il primato assoluto della longevità da testimoniare in maniera celebrativa attraverso l’erezione di tombe particolari che ricordano dei monumenti storici commemorativi, assumendo le forme di nurago o che evocano la Tomba dei Giganti di Coddu Vecchiu.

La longevità sarda interessa anche gli animali? A quanto pare questo fenomeno è stato discriminato anche nei cani di razza fonnese, noto come cane di Fonni o cane da pastore sardo, gli esemplari più anziani (14-22 anni), sono stati rintracciati nelle stesse zone dove vivono gli ultracentenari sardi.
In particolare i cani fonnesi più anziani esaminati non hanno mostrato segni di patologie oppure alterazioni metaboliche.

Un altro esempio di longevità: la comunità dei monaci tibetani

L’uomo anziano è alla base della comunità dei monaci tibetani, che possono vivere a lungo godendo della bellezza incontaminata dei paessaggi ai piedi dell’Himalaya e seguendo delle abitudini ferree che costituiscono i veri segreti della loro longevità. La vita sana dei monaci tibetani ruota attorno a tre elementi che fanno parte della loro quotidianità:

  • un ottimo allenamento fisico che prevede la pratica dei 5 riti tibetani;
  • la meditazione;
  • una dieta semplice, varia che segue il ciclo delle stagioni e del corpo, incentrata su concetti di equilibrio e di armonia con la natura.

Anche se i giornali sardi come l’Unione Sarda e Alghero Eco continuano a dedicare un’ampia sezione ai necrologi, ci sarebbe da pensare che la Sardegna sia una regione dove si muore di meno o per lo meno più lentamente.

6 febbraio 2018