Guido Sari sul recupero del sentimento identitario

«Condivido le preoccupazioni dell'algherese Giancarlo Ballone, legato profondamente alla propria lingua e cultura, tuttavia non posso condividere la sua fiducia su possibili esternazioni da parte di intellettuali a favore di quella cultura che a lui giustamente sta tanto a cuore».

Ho letto, su AlgheroEco, l’articolo in cui il signor Giancarlo Ballone si lamenta perché vede venir meno tra i suoi concittadini algheresi il senso dell’identità e soprattutto perché gli intellettuali non si esprimono sull’argomento, dando con l’esempio nuova forza e convinzione ai cittadini identitariamente smarriti – (LEGGI) –. Condivido le sue preoccupazioni di algherese legato profondamente alla propria lingua e cultura, tuttavia non posso condividere la sua fiducia su possibili esternazioni da parte di intellettuali a favore di quella cultura che a lui giustamente sta tanto a cuore.

Senza voler generalizzare, però semplicemente prendendo atto di abitudini quotidianamente verificabili e facendo riferimento ai comportamenti della maggioranza, non credo che si debba riporre molta fiducia negli eventuali interventi degli intellettuali locali, o per lo meno di coloro che si propongono come tali, per un recupero del sentimento identitario. Se per intellettuali intendiamo qualsiasi persona scolarizzata che, nel divulgare il proprio pensiero, lo presenti come se questo avesse un valore oggettivo, insindacabile, dimenticando di rimarcare che è solo la propria opinione, cominciamo subito a renderci conto che le nostre aspettative nei loro confronti possono facilmente restare deluse, se poi aggiungiamo il fatto che molti intellettuali sono legati a posizioni ideologiche, mantenute in piedi da vecchie o nuove stampelle, le speranze del signor Ballone dovrebbero ridursi ulteriormente. Il concetto che egli vorrebbe corroborato e sostenuto da più colti interventi è proprio uno di quelli che più mette in crisi gli “intellettuali”.

L’identità è legata per sua natura alla cultura locale, all’orgoglio di essere culturalmente diversi o culturalmente peculiari anche rispetto a realtà distanti soltanto pochi chilometri, al senso di appartenenza ad un determinato luogo o nazione. Si pensi come idee e sentimenti relativi al concetto di nazione abbiamo avuto nel corso della storia declinazioni diverse e siano stati visti e giudicati da prospettive diverse. Tutto un movimento ideologico, che improntò di sé spesso tragicamente gran parte del Novecento, sostituì i valori connessi al concetto di locale e nazionalecon altri valori in apparenza più alti, cioè il sovralocale, il sovranazionale, e il conseguente spirito internazionalista poté facilmente aver la meglio sul concetto di nazionale, che per sua sfortuna nello stesso Novecento si intrecciò con le nefaste posizioni del nazionalismo aggressivo.

Per quanto la storia abbia abbondantemente dimostrato che anche l’internazionalismo può essere ugualmente aggressivo, ciò non ha impedito che, in anni di revisione o supposta revisione di valori ideologici, il concetto di sovranazionale non abbia continuato ad avere seguaci, anche perché nel frattempo alla vecchia caratteristica di aggressività totalitaria si è sostituita una nuova connotazione di apertura, di cancellazione, anche fisica, delle antiche frontiere nazionali. La stessa formazione dell’Europa, perlomeno nell’immagine che vuol dare di sé, contribuisce a rafforzare un superamento del concetto di nazione e pertanto di nazionale in accezione orgogliosamente identitaria. Non è il caso di ricordare l’interesse comunitario per le lingue cosiddette regionali o minoritarie, che sembrerebbe contraddire questa affermazione, perché tale interesse ricorda troppo altre dichiarazioni teoriche di uguaglianza, come quella che dovrebbe regolare i rapporti tra tutti gli stati dell’Unione, “uguaglianza” che, però, le attitudini egemoniche di qualche stato negano nei fatti.  Se le tendenze generali sono queste che connotano negativamente l’idea di nazionale e di locale, mi sembra davvero difficile che alcuni vogliano opporsi, soprattutto molti dei cosiddetti intellettuali.

Che ci sia qualcuno che si è opposto o che si oppone significa solo che le condotte sociali non sono graniticamente compatte, tuttavia quello che interessa Giancarlo Ballone non sono le eccezioni, che certo conosce, ma il comportamento della maggioranza. E la maggioranza davvero dà l’impressione di voler vedere prima dove spira il vento per potersi poi adeguare, per uniformarsi al comportamento più accreditato. Forse in ogni “intellettuale” c’è un piccolo giullare di corte che aspira ad ingraziarsi il potente o almeno a non suscitarne il disappunto, disposto a tutto pur di essere visibile, pur di potersi ritagliare uno spazio che possa gratificarne le aspirazioni e al contempo poter esibire un’adesione incondizionata a posizioni politicamente corrette. Pertanto mi auguro che altri cittadini seguano l’esempio del signor Ballone e prendano coscienza dell’importanza di mantenere viva la lingua storica di Alghero, senza aspettare l’avallo degli intellettuali, ma, con fermezza, pretendano per questa loro lingua attenzione e rispetto da parte delle istituzioni da noi delegate a governarci.

Guido Sari, 13 ottobre 2015