“La profonda crisi dell’aeroporto di Alghero determinata dalle scelte del PD”

L'opinione di Marco Di Gangi, Presidente di Azione Alghero e Vice coordinatore regionale di Energie per l’Italia

Quasi spiace dove assistere per l’ennesima volta all’ostinazione con la quale i democratici algheresi difendono l’operato della Giunta regionale a guida PD in materia di trasporti aerei e i loro paladini pro tempore. Ammettendo pure che il mio punto di vista sia infondato, le mie opinioni di parte e i miei ragionamenti strampalati, ciò che non è discutibile ed è oggettivamente riscontrabile è che le scelte delle amministrazioni regionali a guida PD abbiano determinato ed amplificato la profonda crisi dell’aeroporto di Alghero con le inevitabili conseguenze negative sul sistema economico territoriale e sulla mobilità delle persone. Capisco che il PD voglia continuare a negare questa situazione, cosa che prova a fare in ogni modo possibile, ma l’unica cosa da fare è perciò ribadire quali siano state le dinamiche che l’hanno determinata per capire a chi vadano ascritte le relative responsabilità politiche. Purtroppo chiarire e mettere in ordine gli elementi di vicende complesse non è certamente semplice e non può essere fatto brevemente. Mi scuso perciò per lo spazio che occuperò nel provare a farlo. Nell’ordine cercherò di esporre sinteticamente tutte le argomentazioni che sorreggono la mia analisi sulle decisioni politiche adottate, che comunque sono pronto a discutere ed approfondire in contraddittorio e pubblicamente, in campo neutro e non certamente in un comizio elettorale del PD. Anzi auspico che a breve si possa svolgere un incontro pubblico condotto da un moderatore per confrontarci sul piano tecnico  – politico su tutta la vicenda.

1. Uno dei peccati originali è costituito dal mancato rispetto del patto Soru – Prodi che ha comportato l’assunzione da parte della Regione degli oneri economici della continuità territoriale che sarebbero dovuto rimanere a carico dello Stato in ossequio a precisi principi costituzionali, senza che da par6te sua il Governo abbia mantenuto gli impegni assunti. Ci siamo praticamente fatti carico nel bilancio regionale di costi che sarebbero dovuti essere a carico dello Stato.

2. La Giunta Pigliaru è rimasta inerte riguardo i bandi per i collegamenti aerei in regime di continuità territoriale ( CT2), per Alghero quelli con gli scali di Torino e Bologna, che integravano quelli della CT 1 con gli scali di Roma e Milano e garantivano condizioni di mobilità decisamente più funzionali alle esigenze dei viaggiatori. La loro mancanza ha anche determinato, di frequente, l’insufficienza dei posti a disposizione nei voli con Roma e Milano con la saturazione di quelli a disposizione.

3. La Giunta Pigliaru, trincerandosi dietro la procedura di infrazione della Commissione Europea sull’applicazione della legge 10 del 2010 ( che giova ricordare ha cessato di produrre i suoi effetti nel 2013) , decide di non sostenere in alcun modo i voli low cost. Sostegno che pure le rigorose linee guida della Commissione Europea in materia di aiuti di Stato alle compagnie aeree rendevano ammissibile per l’aeroporto di Alghero  a gestione regionale tramite l’applicazione del paragrafo 3.5. “Rapporti finanziari tra aeroporti e compagnie aeree” e il principio del M.E.O. .  Ricordo che in un incontro con l’assessore Deiana, ad una mia precisa domanda sul perché non si utilizzasse questa opportunità per superare l’impasse e la fuga di Ryanair, lo stesso rispose “Per prudenza”. Il fatto si commenta da solo.  In un convegno sui trasporti organizzato ad Alghero dal PD per cercare di buttare acqua sull’incendio generato dal mancato sostegno ai voli low cost, il collega di partito e di corrente dell’assessore Deiana, il senatore Silvio Lai, nella sua presentazione tramite delle slide, elencando quali fossero i possibili interventi a sostegno dei low cost, omise proprio di indicare l’unico percorribile: proprio quello previsto dal citato paragrafo 3.5.  Provai ad intervenire, ma mi fu solo concesso di fare una domanda e chiesi al senatore come mai nella sua presentazione avesse omesso di indicare proprio l’unico strumento idoneo per intervenire a sostegno dei voli low cost. Lascio commentare ai lettori la sua risposta: “Era implicito nella mia presentazione.” Ora a pensare male si fa peccato, ma non sembra che qualcosa in tutto questa vicenda non torni? In particolare se si considera che, in due successive procedure di infrazione della Commissione Europea , il modello di contribuzione dei voli low cost utilizzato dal nostro aeroporto, il cosiddetto “Modello Alghero” è uscito sempre indenne, come un esempio virtuoso di intervento.

4. Ferme restando le diverse interpretazioni e relative tesi sull’obbligo o meno di cedere ai privati le azioni della Sogeaal, la procedura di privatizzazione della società di gestione dello scalo algherese è stata fatta senza neanche prendere in considerazioni le reali intenzioni dell’acquirente. É impensabile che la privatizzazione della società di gestione di una delle più importanti infrastrutture trasportistiche di un’isola, oggetto di rilevanti investimenti pubblici passati e futuri, e strategica su tutti i fronti sia avvenuta senza che la Regione neanche valutasse se i progetti del privato e le sue strategie nella gestione dello scalo fossero funzionali a garantire e assecondare le esigenze di mobilità e la vocazione economica di un intero territorio. Questo è quanto avvenuto nella gestione di questa delicatissima partita. In teoria per l’investitore privato che si attenda utili, gli stessi possono derivare da un radicale taglio dei costi piuttosto che da un sostanziale incremento dei ricavi. In parole povere: anziché investire sullo sviluppo e sulla crescita dei collegamenti il privato potrebbe limitarsi semplicemente a licenziare personale e tagliare al massimo tutti i costi, con buona pace per le prospettive di ripresa del traffico aereo. 

5. Sulla vicenda della gestione della Continuità territoriale con gli scali di Roma e Milano ogni parola spesa equivarrebbe a sparare sulla croce rossa. In un paese normale chi avesse determinato questo risultato sarebbe stato cacciato con ignominia. Nell’Italia e nella Sardegna a guida PD no; anzi, uno dei principali responsabili dello TSUNAMI viene premiato e incaricato a presiedere l’Autorità portuale unica regionale.

In sintesi quanto é successo all’aeroporto di Alghero, al territorio da esso principalmente servito, ai suoi residenti e alle sue imprese non è certamente stato causato da un destino cinico e baro o da congiunzioni astrali sfavorevoli, piuttosto da governanti e amministratori pubblici e dalle loro precise scelte politiche. Non mi risulta che oltre alla perdita di 1 milione di passeggeri, alle nefaste conseguenze sull’economia del territorio, alle limitazioni alla mobilità delle persone e a un futuro incerto per molti lavoratori l’azione politica virtuosa della Giunta Pigliaru, della sua maggioranza e degli amministratori locali conniventi abbiano prodotto altro, come qualcuno pretenderebbe di ascriversi indossando i panni del Salvatore.

Suona perciò come una beffa il richiamo degli amici democratici algheresi su quello che dovrebbe essere il ruolo della politica: “definire come e con quali strumenti si realizzino gli obiettivi utili al territorio.” Sarebbe meglio nell’interesse comune se si chiarissero bene le idee su cosa sia utile o dannoso per tutti noi. Vorrei infine rassicurare i Dem cui auguro i migliori successi: la pagellina della quale debbono preoccuparsi non è quella mia e di Azione Alghero quanto quella che gli elettori presenteranno loro il 4 marzo.

 

22 febbraio 2018