Il variegato Capodanno algherese

Per l'avvocato Antonio M. Alfonso onde evitare ambiguità fonetiche e lessicali le istituzioni civiche e le associazioni culturali dovrebbero prodigarsi a salvaguardare la singolarità linguistica nostrana.

Desidero spezzare un’altra lancia in difesa del dialetto locale, e lo faccio a proposito delle tanto contestate (sotto l’aspetto organizzativo) manifestazioni pubbliche che da qualche tempo vengono allestite in città per festeggiare il “Capodanno algherese”: il cosiddetto «Cap d’any», che tanto assomiglia nella grafia (guarda caso!) al catalano moderno. Il mio intervento riguarda per l’appunto l’intitolazione della ricorrenza.

Ancorché di matrice marcatamente catalana, l’idioma algherese presenta tuttavia cospicue varianti lessicali e fonetiche, acquisite nel corso dei secoli, che lo differenziano dalla lingua-madre tanto da renderlo unico e inconfondibile. Da tempo immemorabile, allorché si riferisce al primo giorno dell’anno, la popolazione di lingua algherese lo pronuncia “Ca’ de an”, che nella forma scritta corrisponde a «Cap de any». Scrivere «Cap d’any», come se ciò potesse rendere più stretti i nostri legami culturali con l’antistante Paese d’oltremare, crea solo confusione e disorientamento, e contribuisce a snaturare ancora di più il nostro dialetto.

Ricordo ancora con divertimento l’imbarazzo della annunciatrice della TV locale il giorno in cui dovette pronunciare per la prima volta le fatidiche parole: ne venne fuori un “Cap d’anì” (con l’accento sulla “i”, alla francese) che avrà fatto quanto meno sorridere i teleascoltatori più accorti, così come avrà lasciato sicuramente perplessi tutti gli altri (Catalani inclusi). Proprio per evitare simili ambiguità ed aberrazioni le istituzioni civiche dovrebbero prodigarsi – e le associazioni culturali insorgere – al fine di salvaguardare la nostra singolarità linguistica, che nel variegato panorama catalanofono rappresenta una varietà e una ricchezza da conservare e tramandare.

Antonio M. Alfonso, 21 aprile 2017