Storia dell’economia mondiale e cosa ci aspetterà

Generalità sulla storia dell’economia mondiale

Così come ogni altra disciplina umana, anche l’economia ha una sua storia lunga e articolata, ricca di particolari e densa di sottigliezze. Cercare di analizzarla nella sua interezza è un compito assai difficile, che per tale motivo viene solitamente demandato ad espertiprofessori universitari, economisti e Premi Nobel che nel corso degli anni hanno eseguito studi spesso illuminanti su una scienza affascinante e complessa.

Scienza che, al pari delle altre, ha seguito passo passo l’evoluzione dell’umanità stessa. Nonostante una profonda analisi storica dell’economia sia praticamente impossibile da effettuare, se non con grandi conoscenze pregresse, è possibile evidenziare alcuni dei tratti salienti che hanno caratterizzato la disciplina nel corso della sua storia.

L’economia, che lo si creda o no, non è nata secoli fa, bensì millenni. Si potrebbe affermare che essa sia nata con la nascita dell’uomo, con i primi scambi eseguiti in forma di baratto, ma ai fini di un delineamento storico questa risulterebbe una semplificazione eccessiva di una materia molto più complessa di così.

Gran parte degli economisti tendono a fissare come punto di riferimento comune per lo studio dell’economia la nascita di Cristo, data che viene utilizzata all’unanimità in diversi altri ambiti storiografici. Dall’anno zero è dunque possibile tracciare una sorta di filo conduttore a livello storico in grado di unire popoli e civiltà in un arco di tempo pari a circa due millenni. Per ulteriori dettagli sull’economia moderna si può visionare www.webeconomia.it.

La potenza del continente asiatico

Dagli studi degli economisti emergono dati interessanti a proposito delle potenze che per prime hanno condizionato l’andamento dei mercati mondiali. Nei primi anni successivi all’anno zero furono potenze come India e Cina a spartirsi il monopolio di popoli cardine in ambito economico.

Forti del grande spazio a disposizione e delle ampie vie di traffico, sfruttate per l’appunto sia da cinesi che indiani in lungo e in largo per raggiungere i luoghi più remoti del continente asiatico, le due potenze hanno saputo spartirsi una enorme fetta dell’economia mondiale per secoli e secoli.

Le loro economie erano basate sul commercio di speziematerie prime e tessuti nel primo grande export della storia. Un ruolo rilevante è anche detenuto dai paesi che un tempo risultavano assai più civilizzati di altri: paesi come l’Egitto, la Grecia e la Turchia, o comunque paesi dotati di regioni maggiormente popolate rispetto ad altre.

L’ascesa delle potenze europee e degli USA

Ecco quindi che si prospetta un fattore fondamentale riguardante l’economia, un fattore che ha determinato l’andamento dell’economia mondiale praticamente per quasi due millenni: è il maggior numero della popolazione a rendere un paese più ricco in termini economici. O almeno, sarà così fino al 1800.

Fu proprio con la prima rivoluzione industriale, datata per l’appunto XIX secolo, che si avvertì un primo forte squilibrio che non si sarebbe mai più assestato, portando a forti disparità tra paesi industrializzati e non.

Squilibrio che nel corso dei decenni sarebbe andato via via aumentando sino a presentarsi nella situazione attuale, in cui i paesi del cosiddetto terzo mondo fanno fatica a rimanere a galla di fronte allo strapotere delle grandi potenze mondiali.

Sviluppi futuri

Gli sviluppi futuri dell’economia mondiale fanno dunque ben comprendere che sono le nazioni più industrializzate e all’avanguardia quelle in grado di tenere ben salde le redini del mondo, e non quelle con un più alto livello di popolazione. Cina e Stati Uniti ne sono l’esempio: la prima accoglie al suo interno più di un miliardo di persone, mentre la seconda ne “contiene” più di 300 milioni. Numeri differenti, eppure le economie sono entrambi eccezionalmente forti nel panorama mondiale.
Segno di un passo assai più velocizzato nei confronti del resto del mondo, il quale non dipende affatto dal numero elevato di cittadini all’interno dei due stati. Ne è l’esempio l’India, che ospita più di un miliardo di persone ma senza così figurare tra i paesi economicamente avanzati.

Un altro particolare che si prospetta nel futuro prossimo riguarda l’aumento del debito pubblico. Il valore non si assesta dal 1971, anno da cui gli economisti fanno partire i segnali di crisi che di qui a meno di dieci anni faranno sprofondare il mondo in un tunnel senza fine caratterizzato dal decadimento del prodotto interno lordo delle principali potenze del mondo. USA compresi.

Secondo le previsioni il PIL americano cadrà nel giro di pochi anni, e con esso il dollaro americano, ovvero una delle monete più influenti nel sistema economico globale. Il decadimento della moneta porterà ad una serie di crolli concatenati a causa di un’economia mondiale fortemente connessa e fondata sullo strapotere americano.

Tutto ciò potrebbe inoltre portare ad un crollo azionario generalizzato, che di questi tempi nuocerebbe in modo assai più grave rispetto a crisi avvenute in passato. Scongiurando l’eventualità di un nuovo ’29.

2 Ottobre 2017