Guardoni della Riviera all’assalto delle bagnanti low season

Giunge in redazione la lettera di una concittadina che racconta di un problema comune a molte delle donne che decidono di andare da sole al mare in bassa stagione: i guardoni.

Giunge in redazione la lettera di una concittadina che racconta di un problema comune a molte delle donne che decidono di andare da sole al mare in bassa stagione: i guardoni. Si tratta di un testo ricco di humor, ma che sicuramente farà riflettere. Lo riportiamo integralmente.

Ad Alghero c’è un problema (certamente non è il primo della lista, ma ha un suo perché): una donna che decida di andare da sola al mare in bassa stagione ha molte probabilità di imbattersi in uno dei tanti guardoni/malati/disadattati che in maniera più o meno sfacciata frequentano le spiagge molestando il gentil sesso. Non si palesano né in alta stagione, né durante i fine settimana, sperano invece nella scarsa affluenza. Mi viene spontaneo pensare che non sia solo un problema di Alghero, a meno che non siamo la culla del disagio nel Mediterraneo. Insomma, sono anni che quando ne ho occasione vado al mare fuori stagione e ogni volta sono costretta ad interagire con almeno uno dei suddetti personaggi. Il soggetto può essere di diversi tipi, solitamente di età compresa tra i 50 e i 60 anni:

1 – il passeggiatore, che finge di essere in spiaggia per farsi una bella camminata, mentre in realtà sta esplorando la fauna femminile per scegliere l’esemplare contro il quale accanirsi. Cammina avanti e indietro sul bagnasciuga fino a che non trova un luogo di appostamento; allora normalmente si posiziona nelle retrovie, inforcando nerissimi occhiali da sole che gli consentano di guardare la malcapitata senza che lei se ne accorga. Questa tipologia è quella che va per la maggiore. Quando ho capito che si trattava di un disagiato, ho fatto la prova di spostarmi di un centinaio di metri; l’omino dopo qualche minuto ha ripreso a camminare, fino a stendere nuovamente l’asciugamano nei miei paraggi. In questo caso subentra una sorta di ossessione e le altre donne passano in secondo piano. La mia reazione a questo punto è stata di ansia, avrei voluto un uomo vicino che andasse lì a gonfiarlo di botte. Il finto passeggiatore è la categoria più subdola: non puoi fare nulla per segnalarlo, apparentemente non fa niente di male. Per quanto probabilmente innocuo e pronto a scappare al suono del più flebile “buh!”, nella mia personale esperienza è quello che crea maggior disagio.

2 – il richiedente informazioni. Questo l’ho sperimentato oggi. Un uomo sulla cinquantina, con barbetta e sigaretta, chiaramente trafelato, si avvicina e mi chiede: “Scusa, che ore sono?” Io, con tutta l’assenza di pregiudizi possibile e immaginabile (chi nel 2016 non ha un cellulare che indichi l’orario? ma va beh…) gli rispondo. Poi però lo vedo piazzarsi ad una certa distanza – né troppa né troppo poca – senza molta convinzione. si siede, si alza: un’anima in pena. Allora penso: “eccone un altro!” E infatti, questione di minuti e torna a bomba:
– “Scusa ti posso chiedere una cosa?”
– “No, levati di mezzo, ti ho già capito a te! Non voglio la tua compagnia, fuori dai coglioni” (un po’ si deve scendere di livello e anche adottare un linguaggio gergale non troppo raffinato può rivelarsi utile).
Il finto educatamente-socievole balbetta un “mah… no… veramente…” e si polverizza; probabilmente nottetempo cambierà residenza per paura che lo incontri e lo prenda a calci in culo. Chi appartiene a questa categoria fa una fatica immensa per trovare il coraggio di attaccare bottone, ma solitamente è più facile reagire con insulti o simili.

3 – l’esibizionista. Completamente nudo, vuole essere guardato, ma ovviamente è inguardabile. Normalmente non si avvicina perché sa che in quel caso ci sarebbero tutti i presupposti per staccargli il pisello a colpi di pietre.

4 – il segaiolo. Questo fortunatamente non mi è mai capitato, ma so per esperienza di diverse amiche che esiste. Non ho idea di che effetto potrebbe farmi, a parte uno schifo immane. So che è capace di masturbarsi anche a distanze ravvicinate, in spiaggia o tra gli scogli fa poca differenza.

Almeno questi si possono denunciare? – mi chiedo.

La morale della storia è: se da anni succede a me, immagino succeda a tante donne. Invito quindi le bagnanti low season (bikini, topless, costume intero etc.) a portare la loro testimonianza. Io ormai ne faccio una questione di sfida: guardoni della riviera del corallo provate a farvi avanti!

Serena Peana

19 ottobre 2016