Catalogna e Kurdistan

L'opinione di Vttorio Guillot

In un recente articolo ho mostrato delle perplessità sulla richiesta di indipendenza avanzate da una gran parte di catalani. Mi è stato chiesto se avrei le stesse perplessità circa la volontà di indipendenza del popolo curdo. Più che dare una risposta, pongo delle domande. Eccole: Credete che i vari Kurdistan, sia turco che siriano, iracheno od iraniano, abbiano giuridicamente e politicamente la stessa autonomia della Catalogna? Che la loro autonomia, (ma quale?!) sia garantita da qualche Costituzione democraticamente approvata anche dal popolo con un referendum, come successe in Spagna in cui la Costituzione fu voluta dall’ 80% dei votanti, percentuale raggiunta anche in Catalogna? Pensate che i curdi possano oggi liberamente eleggere i loro rappresentanti in seno ad una loro regione autonoma e che la ‘regione autonoma’ del Kurdistan (ma esiste?), possa avere un suo presidente, liberamente votato? Supponete che la lingua curda, come succede per il catalano, possa essere usata negli atti ufficiali della regione e venir studiata ed utilizzata nelle scuole?

Immaginate che possa legalmente esistere un partito indipendentista curdo il quale addirittura, come in    Catalogna, può avere la maggioranza nel governo della regione o di grandi e piccoli comuni? I vari Kurdistan hanno usufruito dei vantaggi economici derivati dalla politica estera dei governi centrali, come è successo in Spagna, dove, grazie alla adesione alla Comunità Europea, oltre che alle capacità imprenditoriali ed al lavoro dei suoi cittadini, si realizzò quel ‘miracolo economico’ che ha fatto crescere tutto il Paese, compresa la Catalogna? Forse che nei vari Kurdistan esiste la libertà di espressione e di appartenenza ai partiti politici, come nella Spagna attuale, in cui, fin dai lontani tempi di Santiago Carrillo, fu costituito anche il partito Comunista e, addirittura, la Falange, per quanto oggi entrambi godano di scarsa popolarità?  Trovate onesto assimilare l’attuale sistema politico spagnolo a quello franchista, tanto più che persino il partito socialista, da sempre fieramente antifranchista, è su posizioni anti indipendentiste?

Se a queste domande, mettendovi un mano sulla coscienza, potete dare una risposta affermativa e documentata, anche io sosterrò che le perplessità che ho sollevato circa la richiesta di indipendenza catalana valgono anche per quella avanzata dai curdi. In caso contrario non avrei alcun problema a sostenere che le due situazioni   siano estremamente diverse e neppure comparabili. Personalmente ritengo sacrosanto il diritto delle comunità, comprese quelle locali, siano curde, catalane, sarde, fiamminghe e di ogni altro genere, a veder rispettate la loro identità, la loro cultura ed i loro interessi di vario tipo. Però non credo necessario che si arrivi all’estremismo indipendentista.   Infatti mi pare dannosa per le stesse realtà regionali la frantumazione della sovranità che riduca gli stati nazionali a strutture sempre più deboli. Piuttosto si fissino in modo chiaro e preciso le competenze e le responsabilità delle Entità pubbliche, centrali e periferiche, in modo da evitare reciproche ed ingiustificate ingerenze.

Aggiungo che persino   lo stesso nazionalismo non consente alle singole entità statali di affrontare con successo le sfide che arrivano da altre parti del mondo. Perciò questo nazionalismo   dovrebbe essere integrato in una Federazione Europea, proposta anche da Mazzini, costituita   dalle diverse nazioni. In proposito teniamo presente che già oggi la Russia può influenzare la politica interna di certi stati più fragili mentre i Paesi arabi più ricchi possono condizionare la vita di altri con i loro investimenti, i loro acquisti miliardari e controllando le comunità islamiche immigrate per mezzo del finanziamento di fondazioni ‘no profit’. La Cina, poi, influenza la vita sociale degli europei anche gestendo alcuni grandissimi porti, come il Pireo, indispensabili per le importazioni e le esportazioni e, quindi, per la loro intera economia. Indubbiamente la lunghissima crisi economica che attanaglia l’Europa agevola l’espansionismo altrui e danneggia sostanzialmente la nostra stessa indipendenza.

Aggiungo che i singoli stati non sono neppure in grado di contenere la massiccia e convulsa immigrazione dal sud del mondo anche perché da soli non possono sviluppare una indispensabile e forte politica di assistenza e sviluppo dei Paesi da cui partono quei migranti.  Non parliamo, infine, delle interferenze degli U.S.A., sede di società multinazionali già operanti anche nel nostro continente da tempi molto   lontani tanto che, oltre 50 anni fa, Servant Schreiber poté scrivere che la potenza industriale non sarebbe l’Europa ma, badate bene,” le industrie americane in Europa”. In questa ottica non mi scandalizzerebbe un parziale trasferimento di sovranità dagli stati federati a quello federale, alla cui guida essi parteciperebbero concretamente per tutelare l’interesse comune. Anche loro, infatti, come, d’altra parte, i discutibili indipendentismi regionali, dovrebbero attenersi alle superiori disposizioni della U.E.

Comunque non solo a mio avviso, che è ben poca cosa, ma secondo la stessa ’O.N.U., la richiesta di indipendenza e di autodeterminazione può essere riconosciuta solo se sono violati i diritti umani e politici dei popoli. Io credo che i diritti del popolo curdo   siano stati calpestati ripetutamente da tutti gli stati in cui esso è frantumato.   Quei diritti fondamentali sono tutt’oggi schiacciati tanto che gli uomini e le donne curde non hanno esitato a battersi coraggiosamente ed a collaborare in modo determinante contro il loro ultimo oppressore: l’Isis. E’ proprio per riguardo ai sacrifici sostenuti e per il sangue versato in quella guerra che sarebbe infame abbandonare quella gente in mano a nuovi ed antichi oppressori.

Vittorio Guillot, 6 dicembre 2017