Alghero, torno mi sposo e scappo

Mauro è il figlio di ognuno di noi; un bravo ragazzo, volenteroso e pieno di speranza. Qando incontra Marinella se ne innamora e una volta cresciuto, vorrebbe sposarla. Ma prima, serve un lavoro...

Mauro è nato ad Alghero e da Alghero non avrebbe voluto andarsene mai. Non solo ci è nato, ma ci è anche cresciuto. Ci ha giocato quando era bambino. Quando giocare era ancora gratis e non serviva una famiglia ricca o benestante. Si giocava in strada, in campagna dai nonni e ovunque ve ne fosse la possibilità. Non era necessario andare in ludoteca. Non serviva nemmeno una play station. Solo un paio di calzoni corti e tanta voglia di correre; dietro un pallone o un aquilone colorato; appresso a una lucertola, così come sopra una bicicletta sgangherata. Ci è cresciuto anche andando a scuola. Studiando con coscienza e profitto fino alla laurea in architettura. L’unica disponibile a chilometri zero. Che per una famiglia monoreddito con due figli da crescere è già una bella fortuna.

Mauro sapeva e capiva; e da qui, la sua scelta. Certo, però, non poteva ipotizzare il resto. Mauro immaginava il suo futuro ad Alghero. Vicino ai suoi amici e agli affetti più cari. Anche quando partì per Valencia e Lisbona, per il tirocinio formativo, lo fece con l’idea di prepararsi al meglio. Per tornare, poi, nella città che lo aveva cresciuto, più competente di prima. Per contribuire a renderla più bella, lavorando per la sua gente. Il giorno della laurea, fu uno dei più belli. Vissuto insieme alla sua Marinella; conosciuta durante gli studi e diventata compagna di viaggio e di vita. Anche lei architetto, anche lei con gli stessi sogni. E le famiglie intorno, emozionate e orgogliose per questi figli che ce la fanno. Quello dopo, invece, fu il primo di una serie di giorni bui e difficili. Senza prospettive, senza futuro. Ma l’amore per “lei”, teneva aperto uno spiraglio, alimentava la speranza e gli dava energia.

Avrebbero voluto anche sposarsi, ma prima, serviva un lavoro. Allora, insieme, si buttarono alla ricerca; a capofitto. Provarono a bussare ogni porta utile; scoprendo, però, che gli Studi d’Architettura locali, si aprivano facilmente, solo per i figli degli amici, o per chi veniva da un “casato” importante. Se sei figlio di un operaio, è tutto più difficile. Mauro e Marinella volevano vivere ad Alghero, ma erano disposti a lavorare anche altrove. Così, allargarono la ricerca. Prima a Sassari, poi a Olbia, Nuoro, Oristano e infine Cagliari; niente. Le porte rimanevano chiuse. «E’ un brutto periodo» gli dicevano «forse, più avanti. Vediamo…».

E’ a quel punto che a lei, venne in mente di quella sua zia che viveva a Marsiglia. «Andiamo là» gli disse «Possiamo stare a casa sua e da lì provare a cercare qualcosa. Presentandoci di persona. Magari qualcuno ci prende e facciamo un po’ d’esperienza. Poi, se ad Alghero la situazione dovesse migliorare, siamo sempre in tempo a tornare…». Partirono e presto trovarono un incarico presso un grande studio d’architettura. Dapprima con un contratto a tempo, poi rinnovato e poi, rinnovato ancora. Ma, da cosa nasce cosa e da questa opportunità, nacque anche quella di andare a lavorare a Bruxelles, in uno studio di fama internazionale. Cercavano architetti Italiani. Quando serve competenza, unita all’estro, siamo sempre in “pole position”.

Mauro e Marinella sognavano di sposarsi ad Alghero, ma la vita li ha portati lontano. Sono passati cinque anni da quando oltrepassarono il mare e, nel frattempo, ad Alghero, le cose non sono affatto migliorate. Perché nessuno, purtroppo, pensa al futuro di questi ragazzi. Ragazzi, che sono i nostri figli. Mauro, è il figlio di un mio caro amico, ma idealmente è il figlio di ciascuno di noi. Che sia architetto o elettricista, fa poca differenza. Quello che conta è che se vogliono vivere, sono costretti a scappare da qui. E non certo, per vigliaccheria, come qualcuno è capace di dire.

Scappano da una città che non gli offre niente. In cui chi la governa, vive alla giornata. Ha orizzonti di breve periodo e pensa a preservare la propria posizione il più a lungo possibile. Vive, gestendo le emergenze. Più ce ne sono, meglio è. Perché dalla soluzione delle emergenze si ottiene consenso politico. Immediato. Utile ad una futura rielezione, o un nuovo incarico. Ma, nel mentre, la città muore. Senza progettualità, senza anima; senza futuro. Qualche giorno fa, Mauro ha chiamato la mamma: «A ottobre vengo ad Alghero. Vengo con Marinella e ci sposiamo». Poi, di nuovo a Bruxelles.

Antonello Bombagi, 10 ottobre 2016